Da dove deriva il nostro nome...
La Magnifica Patria, federazione di trentasei Comuni suddivisi in sei "Quadre", nacque dalla necessità di opporre un'efficace resistenza alle scorrerie dei nemici. Comprendeva il territorio dell'attuale sponda bresciana del lago di Garda, da Limone, alle valli Sabbia e Tenesi, fino a Desenzano ed all'anfiteatro morenico a sud.
Il 13 maggio 1426, dopo un lungo periodo di guerre, aveva finalmente trovato la pace, affidandosi "spontaneamente e lietamente" alla Serenissima Repubblica di Venezia, che le aveva riconosciuto larga autonomia.
Un notevole controllo era tuttavia esercitato dal Provveditore di Salò e Capitano della Riviera, un nobile veneziano che durava in carica sedici mesi, era giudice penale, riscuoteva le tasse e partecipava alle sedute del Consiglio locale, ma senza diritto di parola.
A Salò, la capitale, nel palazzo ora sede del Municipio, si riuniva il Consiglio Generale, formato da trentasei membri, uno per Comune. Fra costoro, il Sindaco aveva il compito di contraddire qualsiasi proposta di legge, affinché ogni consigliere meditasse a fondo, prima di esprimere il proprio voto.
Il potere esecutivo era esercitato da sei Deputati, uno per Quadra, che si riunivano quasi tutti i giorni. Mentre le cause penali, come già accennato, erano di pertinenza del Provveditore, quelle civili spettavano al Podestà. Era questi un bresciano, mandato qui per antico privilegio, ma sempre male accolto, perché considerato un estraneo o, più spesso, un nemico, un emissario di Brescia, che mai aveva nascosto il desiderio di impadronirsi della Magnifica Patria. Le condanne, molto severe, andavano dalle multe, al carcere duro, all'amputazione, alla tortura, per la quale esistevano in Salò due strumenti.
Lo stemma della Magnifica Patria rappresentava una donna seduta, cinta di corona turrita, con una bilancia nella mano destra ed una spada nella sinistra. Ai lati, la scritta "Communitas Ripariae". Nella piazza principale dei Comuni, si ergeva una colonna sovrastata dal leone di San Marco, simbolo di Venezia, cui gli abitanti erano particolarmente fedeli. La Magnifica Patria volle contribuire direttamente alla lotta di Venezia contro i Turchi, armando una nave, con equipaggio di cento uomini, che partì da Salò, discese il Mincio ed il Po e si congiunse in Adriatico con la flotta veneziana. La vittoria di Lepanto, che segnò il punto d'arresto dell'espansione ottomana, è ancor oggi ricordata dai candelabri dell'altar maggiore nel Duomo di Salò, fusi con il bronzo dei cannoni conquistati ai Turchi.
La popolazione, 43.851 abitanti nel 1573, si dedicava in prevalenza alla pesca (era diffuso il carpione, un salmonide che ancor oggi esiste solamente nelle acque del lago di Garda), alla coltura di agrumi (da visitare - lungo le coste settentrionali - le caratteristiche limonaie), viti e olivi, all'allevamento del bestiame. Dalle valli, dove era notevole la presenza del baco da seta, proveniva anche il "roseum", materiale per la concia del pellame, ampiamente esportato. La lavorazione del lino a Salò (vi giungeva sin dalla Fiandra) e la produzione della carta a Toscolano (circa 160 edifici che occupavano oltre 500 operai) erano le industrie principali, cui si affiancavano famose tipografie ed un fiorente artigianato del ferro. A Desenzano, si teneva il mercato dei cereali, celebre in tutta Europa, con acquirenti provenienti soprattutto dal Tirolo, dalla Germania e dalla Slovenia - Croazia. Garantiva un regolare approvvigionamento di generi alimentari essenziali lo speciale ufficio dei sei Provveditori alle Biade (sempre uno per Quadra), che avevano il compito di tenere costantemente una scorta di cereali sufficiente al fabbisogno trimestrale della popolazione.
Un ambasciatore della Magnifica Patria risiedeva stabilmente a Venezia, dove si trovava una casa, a disposizione di ogni persona che dovesse recarsi colà per il disbrigo dei propri affari. A Salò facevano capo i corrieri a cavallo da e per Venezia: un vero e proprio servizio postale. Il carico fiscale era distribuito secondo la denuncia dei propri redditi, presentata da ogni capo famiglia. Una parte del danaro così riscosso serviva per pagare l'annuale tributo a Venezia. Lo Stato provvedeva alla dote delle fanciulle più bisognose e gestiva un importante Monte di Pietà.
La salute pubblica era tutelata da sei Provveditori alla Sanità (sempre uno per Quadra), che controllavano medici e farmaci, ed agivano con tempestività nel caso si presentasse qualche pericolo di contagio. Per evitare il diffondersi della peste, si gestiva una fitta rete di comunicazioni con altri Paesi europei, e nel lazzaretto di Salò si sottoponevano a quarantena persone e merci provenienti da località sospette. L'acqua del lago era considerata un prodigioso disinfettante.
Particolarmente curata era l'istruzione pubblica, che nei gradi più semplici si teneva presso le chiese di ogni paese. A Salò, esisteva un importante istituto superiore, gestito dall'ordine dei frati Scolopi, ma attentamente controllato, nei programmi e nella didattica, dallo Stato.
La prosperità ed il prestigio, di cui godeva la Magnifica Patria, ne facevano un'isola felice, dove la vita scorreva generalmente semplice ed operosa, senza gravissimi problemi, anche se talvolta non mancavano episodi di criminalità. I numerosi stranieri che ambivano a diventare cittadini dovevano presentare una supplica, dimostrando che la loro famiglia dimorava nella Magnifica Patria da almeno sessant'anni, pagandone le tasse da trenta... E questa supplica poteva anche essere respinta!...
Così si visse, tra alterne vicende, per quasi quattrocento anni, fino al 17 ottobre 1797, quando il trattato di Campoformio CANCELLO' la Repubblica di Venezia - e con lei la Magnifica Patria - dal novero degli Stati europei.
(Giovanni Scotti)



